Soffitto ligneo a cassettoni con motivi dipinti
La storia del palazzo

Otto secoli tra queste mura.

Genova · Via dei Giustiniani 19 · Bene culturale tutelato
Tre case, un palazzo

Un edificio che racconta la città

Quello che oggi chiamiamo Giustiniani 19 non è nato come un unico palazzo. È il risultato di tre case mercantili medievali, affiancate sul vicolo, che tra Cinque e Settecento sono state unite, allargate e sopraelevate fino a diventare la dimora nobiliare con due piani di sala, il cavedio a colonne e lo scalone in ardesia che vediamo oggi.

Le indagini condotte per il restauro hanno letto il palazzo strato per strato: le murature e i mattoni, le sabbie delle malte, i colori sovrapposti sulle pareti, i soffitti nascosti dai controsoffitti. Ne è uscita una cronologia che va dal XII secolo al cantiere di oggi, con molte certezze e alcune ipotesi che saranno verificate durante i lavori, e un progetto di restauro che dice, stanza per stanza, cosa tornerà alla luce.

L'androne con le colonne e gli archi in marmo, al piano terra
Archeologia dell'architetturaLeggere le murature

L'osservazione delle facciate, delle scale e dei muri, la misura dei mattoni (la mensiocronologia) e il confronto con le fonti, come la pianta della Genova del 1414, permettono di distinguere i corpi di fabbrica e le loro fasi.

Analisi delle malteLe sabbie datano i muri

Dieci campioni di intonaco analizzati al microscopio in sezione sottile: la sabbia di ogni malta viene da una spiaggia precisa, e ogni spiaggia è stata sfruttata in un'epoca precisa. Dodici gruppi di malte, dodici momenti del cantiere.

Sondaggi stratigraficiSotto il bianco, i colori

Piccoli tasselli aperti sulle pareti e sulle volte, uno strato di colore alla volta, fino a ritrovare gli affreschi del Cinquecento, gli stucchi del Settecento e le tempere dell'Ottocento nascosti sotto le tinte recenti.

Progetto di restauroStanza per stanza

Le restauratrici hanno schedato ogni soffitto, volta, parete e pavimento di pregio: cosa c'è, in che stato è, come sarà pulito, consolidato e reintegrato. È il documento che accompagna il cantiere e che dice cosa ritroverà ogni appartamento.

Le fasi

Dal Medioevo a oggi

XII–XIV secoloCase mercantili

Tre case sul vicolo

Le malte più antiche ritrovate nel palazzo, al terzo piano, contengono sabbia dell'arenile della Marina e risalgono a un periodo compreso tra l'VIII e il XII secolo. Un muro del vano scala è databile al 1300 dalla misura dei suoi mattoni.

Sul vicolo sorgevano tre case autonome, ciascuna con la propria scala. Erano case mercantili, con un portico commerciale al piano terra e l'abitazione ai piani superiori: lo ricordano le aperture in pietra squadrata della facciata, un arco a tutto sesto verso vico San Bernardo, un pilastro di pietra nell'androne e gli scalini in blocco di pietra, tipici delle scale medievali. Al terzo piano sopravvivono una grande trave di legno sagomata e un pilastro in pietra marnosa con le mensole che la sorreggono.

Nel 1928, durante i lavori al palazzo accanto, il civico 21, riemersero due arcate ogivali del XIII secolo. Il sedime di Giustiniani 19 è tutelato anche per il suo interesse archeologico.

Arco a tutto sesto in pietra inglobato in una parete del primo piano
L'arco a tutto sesto in pietra al primo piano: il resto di una campata del portico medievale verso il vicolo.
1414Tre edifici e un fondaco

La pianta della Genova medievale

La ricostruzione della città al 1414, elaborata dagli storici Grossi Bianchi e Poleggi a partire dai documenti scritti, mostra in questo isolato tre edifici distinti. Dove oggi c'è il corpo verso il cortile interno sorgeva ancora il fondaco della famiglia Salvago.

Di quelle tre case restano i tre vani scala, riconoscibili a livelli diversi: quello del corpo verso vico San Bernardo è conservato quasi a tutti i piani, con al secondo livello gli scalini interamente di pietra.

Il vano scala di una delle case medievali, con il sedile del necessario
Il vano scala di una delle tre case originarie, con il sedile del "necessario", che nelle case medievali trovava posto proprio nelle scale.
Fine XV – XVI secoloDa casa mercantile a casa nobiliare

Il portico si chiude, nasce il cavedio

Come la maggior parte dei palazzi del centro antico, anche questo si trasforma da casa mercantile a casa nobiliare: il portico viene chiuso e nasce il primo piano, gli spazi interni vengono ridistribuiti. A questa fase si attribuisce il cavedio con le colonne di marmo e le balaustre, che dà luce al centro dell'edificio.

Al primo piano, in una stanza affacciata sul vicolo, due sedili di ardesia sotto la finestra e, sotto sei strati di colore, un affresco a finto marmo su intonaco a marmorino, con i toni intensi tipici del Cinquecento. Al piano nobile un marmorino bianco con decorazioni gialle dipinte a secco, della stessa epoca.

Colonne e capitelli in marmo del cavedio
Le colonne, i capitelli e i basamenti in marmo di Carrara del cavedio, che porta la luce al centro del palazzo.
Fine XVI – inizi XVIIIl palazzo si allarga

Un nuovo corpo sul fondaco

Tra la fine del Cinquecento e i primi del Seicento il palazzo occupa parte dell'antico fondaco e costruisce il corpo verso il cortile: lo dicono la misura dei mattoni, le malte con sabbia di Sampierdarena e la forma delle volte e delle aperture. Nello stesso periodo si rimette mano a una delle scale e si apre una galleria sul cavedio.

È il secolo dei soffitti lignei a cassettoni del primo piano: travi decorate a treccia e pannelli con fiori polilobati e intrecci, dipinti a tempera, conservati proprio perché nascosti per generazioni sotto un controsoffitto. Al portale in marmo di Carrara, ad arco con chiave centrale, le restauratrici assegnano la stessa epoca.

Il quarto piano, il secondo piano nobile, prende la sua forma: balaustrini in facciata, sale decorate a stucco e una piccola cappella pensile nel grande salone verso il vicolo.

Soffitto ligneo a cassettoni con travi e pannelli dipinti a temperaIl portale in marmo su via dei Giustiniani, con il portone ricoperto di graffiti
Al primo piano, un soffitto ligneo a cassettoni dipinto a tempera nel Seicento, riemerso sotto un controsoffitto; sul vicolo, il portale in marmo di Carrara che le restauratrici assegnano allo stesso secolo.
1780 circaSopraelevazione e nuovo scalone

Il Settecento: stucchi, puttini e ferro battuto

Intorno al 1780, data che i mattoni di due muri restituiscono con precisione, il palazzo cambia volto. Viene costruito il grande scalone in ardesia, con un nuovo sporto su vico San Bernardo; la terza casa, rimasta a lungo autonoma, viene definitivamente inglobata; nasce il quinto piano, con le ringhiere in ferro battuto alle finestre.

È la stagione degli stucchi: puttini, tralci floreali, ghirlande e mascheroni, con spessori sottilissimi e colori delicati. I tasselli sulla volta del salone hanno ritrovato la prima veste settecentesca, ornati color avorio su fondo rosa, con pannelli verde acqua e azzurro pallido.

Ringhiera in ferro battuto a una finestra del quinto pianoTassello sulla volta: un puttino in stucco con la colorazione originale
Le ringhiere in ferro battuto del quinto piano e, in un tassello sulla volta del salone, un puttino in stucco con i colori originali del Settecento.
XIX secoloNuovi gusti, nuove divisioni

L'Ottocento colora le sale

Una nuova rampa sale fino al sesto piano, con corrimano di legno su sostegni in ferro battuto sagomati. Le sale si vestono di colori intensi: volte a tempera con motivi geometrici e rosoni, medaglioni con animali alati, finti marmi rossi, fondi rosa violacei che coprono gli stucchi più delicati del secolo prima.

È anche il secolo delle divisioni: porte e finestre tamponate, un camino largo un metro murato nel salone, controsoffitti in canniccio che nascondono le volte, il palazzo frazionato in più abitazioni. Il portale di marmo, forse spostato al centro della facciata, riusa elementi più antichi.

Volta del piano nobile con riquadro centrale dipinto, cornice dorata e stucchi agli angoli
Una volta del primo piano nobile: riquadro centrale con girali e figure allegoriche, cornice in stucco dorata a guazzo, ornati plastici agli angoli.
XX secoloIl palazzo si frammenta

Bagni, tramezze e cemento

Tra fine Ottocento e primo Novecento arrivano i pavimenti in graniglia con rosoni e cornici, le chiappelle in cotto e i soffitti dipinti a tempera con medaglioni, grottesche e bouquet di fiori. Poi il Novecento porta bagni e cucine, tramezze in mattoni forati, setti in cemento armato, pitture sintetiche che coprono ogni parete. Le scale delle case originarie vengono in parte demolite. Verso la fine del secolo un salone del primo piano nobile diventa una palestra, con il pavimento in gomma disegnato come un campo da gioco sopra i marmi.

Pavimento in graniglia con rosone a stella al centro della stanza
I pavimenti in graniglia con rosoni e cornici, tra fine Ottocento e primo Novecento, che il restauro recupera.
2011–2012L'occupazione

Un anno di vita nel palazzo abbandonato

Nel 2011 l'edificio, ormai vuoto da anni, viene occupato e diventa per un anno un centro sociale, con una biblioteca e un punto informatico. Nel giugno 2012 un collettivo di writer ne decora i muri, dentro e fuori; lo sgombero arriva nello stesso anno. I graffiti sono rimasti sulle pareti fino all'inizio del restauro, ultimo strato di una stratificazione lunga otto secoli.

Un portone del palazzo dipinto dai writer nel 2012
Un portone dipinto nel 2012.
2024–2026La lettura e il restauro

Il palazzo torna a raccontarsi

Con l'acquisizione da parte di Nautilus iniziano le indagini: i sondaggi stratigrafici stanza per stanza, i dieci campioni di malta analizzati in laboratorio, la lettura archeologica delle murature. Nel 2026 la Soprintendenza autorizza il restauro e risanamento conservativo. Il cantiere, in dialogo continuo con gli enti di tutela, riporterà alla luce quello che le indagini hanno solo intravisto.

Le ipotesi presentate in questa pagina sono quelle delle relazioni tecniche e potranno essere confermate o precisate durante i lavori.

Un tassello stratigrafico aperto su una parete, con gli strati di colore a vista
Un tassello stratigrafico: ogni strato è un'epoca.
Le scoperte

Piano per piano, quello che è tornato alla luce

Base di colonna in marmo nel vano scala
Piano terra

La colonna a candelabro

Una colonna di marmo e una balaustra, murate quando lo scalone fu separato dall'androne, raccontano che i due spazi erano un tempo un'unica sala. Sotto una pavimentazione recente sono riemerse le basi delle colonne del cavedio.

Sedile in muratura con il piano in ardesia sotto la finestra
Piano primo

I sedili e il finto marmo

Due sedili in ardesia sotto la finestra e, su tutte e quattro le pareti, un affresco cinquecentesco a finto marmo, con la fascia violacea che separa il lambrino dalle pareti color avorio.

La volta del salone del piano nobile con il riquadro dipinto e i girali
Secondo piano, primo nobile

Il camino nascosto

Nel salone con la volta allegorica i tasselli hanno trovato un camino largo un metro murato nell'Ottocento, una finestra tamponata verso il cavedio e i colori originali del Settecento sotto le tempere.

Tassello con stucchi a tralci floreali
Secondo piano, primo nobile

Gli stucchi sotto il bianco

In una stanza sul cavedio, raffinati tralci floreali in stucco del Settecento coprono volta e pareti: oggi sono bianchi, ma i tasselli mostrano due vesti di colore, quella tenue settecentesca e quella intensa dell'Ottocento.

Pavimento a ottangoli di ardesia e quadretti di marmo
Lo scalone

Tre scale, tre epoche

Gli scalini medievali in blocco di pietra, la ripidissima "scala blu" oggi in disuso, lo scalone del 1780 e i pavimenti a ottangoli di ardesia e quadretti di marmo dei pianerottoli.

Mascherone in stucco tra ghirlande, in una sala del secondo piano nobile
Quarto piano, secondo nobile

Mascheroni, aquile e stencil

Pareti a specchiature con ghirlande e mascheroni in stucco, una volta con aquile e medaglioni con figure femminili, motivi floreali azzurri dipinti a stencil e, sopra un soffitto crollato, la struttura lignea del tetto che precedeva la sopraelevazione.

Dettaglio del soffitto a cassettoni dipinto: travi a treccia e pannelli con fiori
Piano primo

Il soffitto dipinto del Seicento

Sotto un controsoffitto, un soffitto ligneo a cassettoni con travi decorate a treccia e pannelli a lacunari, dove si alternano un quadrato a intreccio e un fiore polilobato con corona centrale. Tempera del XVII secolo, in discreto stato proprio perché nascosta.

Volta dipinta con tondo centrale e cornici a finto stucco
Secondo piano, primo nobile

La lira e le teste di bronzo

Una volta di fine Ottocento: al centro un tondo con una figura che regge una lira, intorno sei cornici con ghirlande e festoni e, su campiture azzurre, teste virili dipinte a imitare il bronzo patinato. Cherubini, cartigli e dorature completano la composizione.

Soffitto dipinto con medaglione centrale e motivi vegetali
Secondo piano, primo nobile

Il medaglione e le grottesche

Un soffitto tra fine Ottocento e primo Novecento: medaglione centrale con motivi vegetali e geometrici a tempera, fascia con volute e girali nei toni pastello, cartigli, fogliami e arabeschi disposti a raggiera nella tradizione del grottesco.

Il restauro che verrà

Come torneranno alla luce

Il progetto di restauro delle finiture, depositato in Soprintendenza nel febbraio 2026, prescrive per ogni elemento di pregio le operazioni di pulitura, consolidamento e reintegrazione. In parole semplici, ecco cosa succederà.

Il portale in marmo su via dei Giustiniani
Portale, colonne, balaustre

I marmi ripuliti

Il portale seicentesco in marmo di Carrara, le colonne, i capitelli e le balaustre del cavedio e dello scalone vengono liberati da graffiti, croste nere e depositi con lavaggi a pH controllato e impacchi, e le fessure risarcite con malte di calce e polvere di marmo.

Soffitto ligneo a cassettoni dipinto
Soffitti lignei

I cassettoni riscoperti

I soffitti a cassettoni del primo piano vengono puliti, le tempere consolidate e le lacune reintegrate a tono. Al terzo piano i controsoffitti saranno rimossi per riportare alla luce i soffitti lignei che nascondono, e le travi ripulite dalle vernici bianche.

Affresco a finto marmo sotto gli scialbi
Affreschi del Cinquecento

Il finto marmo rivelato

Nelle stanze del primo piano gli scialbi sovrapposti verranno rimossi con il descialbo per riportare in vista gli affreschi a finto marmo sull'intonachino a marmorino, insieme alla zoccolatura dipinta e ai sedili in ardesia.

Volta con cornice dorata
Volte dipinte

Tempere e dorature

Le volte a tempera dei piani nobili vengono consolidate strato per strato, pulite e reintegrate; le cornici dorate a guazzo, dove la preparazione di gesso e colla ha ceduto, saranno fissate e la doratura ripresa con la stessa tecnica antica.

Cornice in stucco con ornati floreali
Stucchi

Il modellato ritrovato

Gli stucchi settecenteschi e ottocenteschi, oggi appiattiti da decine di mani di colore, vengono consolidati con acqua di calce, liberati dagli strati incoerenti e integrati nelle parti mancanti con malte di calce e sabbia scelte per colore e grana, nel rispetto del disegno originario.

Pavimento in graniglia con motivo decorativo centrale
Pavimenti

Graniglie, chiappelle e ardesia

I pavimenti storici in graniglia con rosoni e cornici, le chiappelle in cotto e i lastroni di ardesia con quadretti di marmo dello scalone vengono puliti, consolidati e completati dove mancano, con pedate nuove solo dove il degrado non lascia alternative.

Cosa ritroverai

Appartamento per appartamento

Gli elementi di pregio schedati dal progetto di restauro, riferiti alle unità in vendita. Ogni scheda porta alla planimetria.

P1.A01Monolocale con ingresso indipendente
  • Volta a padiglione e pareti con le tracce delle decorazioni antiche
Vedi la scheda
P1.A02Monolocale con studio
  • Soffitto ligneo a cassettoni del Seicento
  • L'arco lapideo del portico medievale
  • Volta a padiglione
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P1.A03Monolocale
  • Il soffitto a cassettoni dipinto a tempera nel Seicento, con fiori polilobati e travi a treccia
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P1.A04Bilocale con studio
  • Affreschi cinquecenteschi a finto marmo su marmorino
  • I due sedili in ardesia sotto la finestra
  • Volte a padiglione con quattro fasi decorative
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P2.A01Trilocale con soppalchi
  • Soffitto dipinto con medaglione centrale e grottesche, fine Ottocento
  • Zoccolatura dipinta a secco sotto le tinte recenti
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P2.A02Trilocale
  • Soffitto a stucchi con rosone centrale
  • Volta con girali, figure allegoriche e cornice dorata a guazzo
  • La volta con il tondo della lira e le teste a finto bronzo
  • Stucchi settecenteschi con volute, cartigli e festoni
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P3.A01 · P3.A02 · P3.A03Il piano ammezzato
  • Soffitti lignei da riscoprire sotto i controsoffitti
  • Nel corridoio comune, la trave medievale e una colonna esagonale in ardesia
Vedi le schede
P4.A01Trilocale con soppalchi
  • Il salone con volta a stucchi di gusto classico
  • La struttura lignea dell'antico tetto, prima della sopraelevazione
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P4.A02Trilocale con soppalchi
  • Soffitto dipinto in giallo, bianco e oro con bouquet di fiori
  • Volta con medaglione ovale e bouquet su fondo rosa
  • Volta a stucchi con medaglione per il lampadario
  • Stucchi floreali e mascheroni nel passaggio
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P5.A03Attico su due livelli
  • Pavimenti in cotto smaltato e in graniglia con motivo centrale
Vedi la scheda
Le sabbie raccontano

Ogni malta viene da una spiaggia

Per secoli i muratori genovesi hanno preso la sabbia dagli arenili della città, ognuno sfruttato in un'epoca diversa. Riconoscere al microscopio la provenienza della sabbia di una malta significa datare il muro che la contiene. È così che le dieci malte campionate nel palazzo si sono disposte lungo otto secoli.

  1. Arenile della MarinaLe malte più antiche, al terzo piano
    VIII–XII sec.
  2. Chiappella e FassoloUn rifacimento del terzo piano
    XIV–XV sec.
  3. SampierdarenaGli interventi più antichi del quarto piano
    XV–XIX sec.
  4. Ponente, Sestri e VoltriLavori a più piani
    fine XV – inizi XX
  5. BisagnoGli interventi del secondo piano
    XIX–XX sec.
  6. Sabbie non genovesiLe malte più recenti
    dopo il 1850

Il racconto continua in cantiere

Le scoperte del restauro saranno aggiunte a questa pagina man mano che i lavori procedono.

Richiedi informazioni
Archeologia dell'architetturaAnna Decri, prima fase di osservazioni sul manufatto, febbraio 2025
Analisi diagnostiche delle malteSimona Scrivano, Science4art, novembre 2024
Sondaggi stratigraficiAmalia Sartori, La Bottega del Restauro
Progetto di restauro delle finitureFrancesca Selle, Federica Binda, Riccardo Moselli, febbraio 2026

Fonti citate nelle relazioni: L. Grossi Bianchi ed E. Poleggi, Una città portuale del Medioevo, Sagep 1980; A. Decri, Un cantiere di parole, 2009; T. Mannoni, Case di città e case di campagna, 2004; L. Napoleone, La scoperta della città medievale, 2015.